Orizzonte Perduto: a nuoto fino a S. Fruttuoso. La Shangri-La del mare

27.08.2020

Finalmente S. Fruttuoso il 25 Agosto. Partenza da Milano alle 6.10, arrivo a Camogli 9,40. Focaccia e cappuccino e poi a piedi fino a punta Chiappa. Parto a nuoto verso le 11,15 con la giacca della muta, maschera boccaglio e le Zen ai piedi. Trovo un po' di mare lungo ma poco vento.
Dopo una mezz'ora mi prende un crampo al polpaccio e sono tentato di tornare indietro. Non ho allenamento.
Ma quando mai mi ricapita di andare a s. Fruttuoso?
Con massaggi e stiramenti al contrario riesco a calmare il muscolo e vado avanti cambiando spesso da stile a rana per confondere il muscolo ribelle. Davanti a cala dell'oro in 5-6 metri di acqua vedo due enormi spigole, 50 e70 cm che girano affiancate. Mai viste spigole così grandi. Mai. Subito dopo una cernia di una diecina di chili. Meraviglioso mare ligure.
Cala dell'Oro è riserva integrale.
La tentazione di entrare a vedere i fondali è forte ma non voglio rischiare perchè una vedetta dei carabinieri era davanti a punta Chiappa poco prima.
Attraverso stando al largo e la sensazione di nuotare in mare aperto mi mette a disagio ma le barche viaggiano tutte molto lontano e sono sicuro.
Arrivo alla torretta davanti alla baia di s.Fruttuoso e nuoto radente la costa facendo uno slalom tra le decine di barche ormeggiate e arrivo alla prima spiaggia dopo 2 ore e 30' alle 13,45 e 3 km di nuoto.
Un atleta impiegherebbe forse un'ora ma io non faccio un gara e mi piace osservare i fondali e i pesci.
Mi riposo 15 minuti e riparto alle 14.
Nel ritorno mi concentro di più nel valutare come e quanto spingono le zen.
Il vantaggio principale è che si possono alternare tratti a stile e a rana dove noto un sensibile vantaggio di spinta rispetto al piede nudo. cerco di imitare il nuovo stile a rana con bracciate lunghe e tratti di scivolamento. Se avessi delle normali scarpe da scoglio sarebbe impossibile perchè è tutto un problema di posizione idrodinamica.
Anche a stile trovo il giusto modo di sfruttare la spinta cecando di tenere la caviglia mobile e flessibile.
Le scarpette mi aiutano a sentire meglio la spinta del piede e ad assumere la giusta posizione.
Arrivo dopo due ore e 3 km in mare aperto con un po' di fastidiose ondine alzate dalla brezza del primo pomeriggio.
Risalgo dagli scogli, mi riposo e torno a piedi per andare a mangiare una ottima pizza alla panetteria di S. Rocco prima di prendere il treno. Risalendo noto un tizio che si porta dietro un paio di lunghissime pinne. Assurdo. Non sa cosa significa la libertà di nuotare lo stile che si vuole e poi uscire dall'acqua sugli scogli senza problemi. Sentirsi tutt'uno con il mare e la natura.

Come nel romanzo di James Hilton, una volta a s. Fruttuoso viveva una comunità di monaci isolata dal resto del mondo. Nel film di Franck Capra del 1937 Lost Horizon, Orizzonte perduto, le scene finali mi lasciarono una fortissima impressione. La bella ragazza che decide di seguire l'esploratore e lasciare Shangri-La aveva in realtà più di 100 anni e appena uscita dalla sua valle diventa vecchia e muore.
Oggi S.Fruttuoso non è più una oasi di pace ma è invasa giornalmente da orde di turisti con barche e traghetti.
Io ci sono arrivato a piedi e a nuoto come per rivivere il mito di raggiungere faticosamente e con le proprie sole forze il paradiso.
Il proprio Orizzonte perduto.

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